Due poesie da “Il tempo dell’esistenza” di Claudia Zironi, con introduzione di Luigi Paraboschi

  

 

Introduzione di Luigi Paraboschi.

   

Compito del critico vero e proprio, quando si accosta ad un testo – specie di poesia – è quello di saper scoprire e valorizzare gli aspetti lirici ed i riferimenti cosi detti “ alti “ che egli ha creduto di riscontrare nella sua lettura, io invece credo che il compito del semplice lettore di poesia – quale io mi ostino a dichiararmi da sempre – sia quello di capire, e di mettere un po’ a nudo l’autore letto.

Per trovare una chiave interpretativa a questa opera- prima di Claudia Zironi ho scelto come guida la poesia a pagina 35 dal titolo “ intimismo “ nella quale la prima parola è “concrezione “ che il vocabolario Devoto- Oli registra come : 1. incrostazione o aggregamento di minerali, 2. accrescimento per aggiunta o giustapposizione di altri elementi . E’ una parola che sembra ibrida perché sta tra “ concretezza “, sfiora “ concezione “ e può approdare ad “ azione “ e mescolando questi tre termini si può generare una sintesi che, accostata all’aggettivo che nel testo la segue, cioè “ acuminata “ ci presenta l’ aspetto ( stavo per scrivere “ un aspetto “ ma non è il solo ) determinante della persona Claudia Zironi.

L’autrice appare come persona che si analizza, si interroga, si pone domande che “ pungolano “, “ strisciano nell’utero “ ( ah, quanto interrogarsi deve stare dietro ogni sua pulsione erotica e non !) “ristagnano contro dighe/ di grovigli metafisici”, ma poi “ la lacerazione della coscienza/ conduce all’inevitabile/ a scegliere. E il finale che, per qualsiasi altro poeta avrebbe potuto rappresentare un punto di approdo definitivo nascosto dietro/dentro quel verbo “scegliere “ che sembra sommare e risolvere in sé ogni dubbio o problema esistenziale, viene invece liquidato amaramente dalla Zironi con il dissolvimento di ogni incertezza dentro la constatazione che la scelta deve essere compiuta da un “ lui “ completamente esterno e forse estraneo a quei dubbi, tra un tipo di mutandine ed un reggiseno di moda.

E qui forse sarebbe facile liquidare la poetica della Zironi dentro un contenitore genericamente catalogabile con l’etichetta “ esistenziale “, ma una lettura attenta e scrupolosa ci porta a mettere in evidenza che di fronte alla domanda di felicità che è racchiusa dentro testi come “ sorride l’agave “ pag. 47, di fronte al riflettere sul proprio destino, e al rimpianto per gli errori commessi come ben espresso ne “ il fico “, la risposta che l’autrice sa trovare è espressa in “ voglia di solitudine “, a pag. 34 ove, accanto alla fiamma di un braciere ella evidenzia il bisogno di fuga da “ un’umanità chiassosa “ .

E’ un canto che tende all’isolamento quello di questa autrice, un canto nel quale l’uomo vorrebbe essere visto semplicemente come un prodotto della casualità di in dio distratto, ma il condizionale da me usato è d’obbligo e non cancella tutti gli interrogativi che affiorano dalla sua poetica.

Lo scrive molto bene in “ fame di emozioni “ a pag. 39 in cui ella vuole “ esplorare/ la vera fine della rinascita “ che “ si consumerà in un lampo/ nel nulla “ e, prosegue ancora in “ lo scorrere dei nostri giorni “ a pag. 42, affermando che “ non c’è progetto di vita “/ solo, ci si arrende all’attesa/ dell’ingovernabile “ e più avanti “ ci si offre all’arrivo/ dell’inaccettabile “ per concludere con “ ci si riempi la bocca di sale/ quando si aprono le finestre/ sulle vite da trascorrere./ Le serriamo in fretta/ e proseguiamo “.

La conclusione di questo credo laico dell’autrice la troviamo nella poesia “ dico la mia “ a pag. 26 ove scrive “ se si muore/ meglio evitare di sbandierare/ convinzioni, paure, serenità. Arte per pochi la buona educazione/ nella morte. Poi tutti si finisce là “ e conclude “ Serbati in un grembo eterno/ per tutta l’inesistenza terrena “.

E a questo punto della mia lettura-interpretazione non ho potuto che andare a rileggermi i versi che il grande Giorgio Caproni, che non figura tra gli autori alla quale la Zironi afferma di sentirsi debitrice ma che io mi sento di accostarle come intimo sentimento di assurdità a-fideistica, scriveva ne “ il congedo del viaggiatore cerimonioso “ raccolta del 1964

   


Ed anche a lei, sacerdote
congedo, che m’ha chiesto s’io
( scherzava !) ho avuto in dote
di credere al vero Dio.
Congedo alla sapienza
e congedo all’amore.
Congedo anche alla religione.
Ormai sono a destinazione.
Ora che più forte sento
stridere il freno, vi lascio
davvero, amici. Addio.
Di questo, sono certo : io
son giunto alla disperazione
calma, senza sgomento.

  

Scendo. Buon proseguimento

  

e infine non posso dimenticare anche il bellissimo verso finale de “ Verrà la morte “ di pavesiana memoria

   

scenderemo nel gorgo muti

   

  

*********************************

  

Due poesie da “Il tempo dell’esistenza” di Claudia Zironi.

   

Giovane ricordo

   

I miei buffi ricordi

scappano intorno

Li perdo di vista in un attimo

Il megafono della spiaggia

non avvisa

“si é perso un pensiero

di cinque anni fa

col costumino rosso”

  

Poi chiudo gli occhi

e ne trovo uno lì

pronto ad abbracciarmi

per il bacio della buonanotte

  

Ha i tuoi stessi occhi scuri

gli manca un dente,

così sorride meglio

quando mi vede

E fa i capricci

per stare con me nel lettone

   

Si addormenta quieto

succhiandomi il seno

e lì rimane fino al mattino

   

*****

  

Suicidio d’autore

   

non ci saranno più lettere

ad accogliere le mattine

è lavoro polveroso

l’archiviazione dei sogni

  

la sporcizia sulla pelle

rende i dorsi opachi

evidenzia le rughe accumulate

negli addii

   

ogni stretta di mano

“a presto” mentendo

lascia un segno d’arte

da appendere in galleria

   

me ne andrò in giro

con i palmi alzati

a cercare la giusta luce

affinché tutti ammirino,

ne diano la quotazione

  

un critico lo definirà

arabeggiante astratto

un acquirente lo appenderà

al muro del soggiorno

   

poi qualcuno vorrà un alluce

venderò anche lingua e labbra

dove sei stato,

a più alto prezzo

il ventre all’asta sarà conteso

   

a chi chiederà dell’ispirazione

darai l’indirizzo del robivecchi

che oggi sgombera la cantina

sulle note della tua settima

   

il tempodell'esistenza

   

______________

Queste poesie sono tratte da: “IL TEMPO DELL’ESISTENZA” di Claudia Zironi – ed. Marco Saya 2012 http://www.marcosayaedizioni.com/catalogo_2.html

Il libro può essere acquistato presso le migliori librerie in rete, ai seguenti indirizzi:

IBS: http://www.ibs.it/code/9788890750021/zironi-claudia/tempo-dell-esistenza.html

LIBRERIA UNIVERSITARIA: http://www.libreriauniversitaria.it/tempo-esistenza-zironi-claudia-marco/libro/9788890750021

UNILIBRO: http://www.unilibro.it/libro/zironi-claudia/il-tempo-dell-esistenza/9788890750021/dettagli

  

  

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