Il tempo salvato, poesie di Ivano Mugnaini

 

   
   

Malgrado le difficoltà della mia vicenda, malgrado i disagi, i dubbi, le angosce,

malgrado il desiderio di uscirne fuori, dentro di me non smetto di affermare

l’amore come un valore.

[Roland Barthes]

   

    

Sezione I:

“Tra la poesia e la vita”

   

L’amore è la capacità di avvertire

il simile nel dissimile.

    Th. W. Adorno, Minima Moralia, III

                                                                

  

  

 

Incontriamoci adesso

   

Corri amore, prendi una tee-shirt e un’arancia

incontriamoci in un albergo di provincia

con le persiane azzurre e un balcone

che sa di basilico, terra e fiori di campo,

un albergo qualunque pigramente affacciato

su un vicolo stanco di polvere e passi

di suore e bambini che cantano

nenie, pifferi, topi, tubi di scappamento,

è questo l’attimo, è questo il momento, amore,

porta solo le tue labbra e un’arancia,

incontriamoci in un albergo di provincia

vicino al mare.

Io berrò il tuo seno e la tua guancia

sarò il bambino e tu la mia bilancia

getteremo la maglietta sul tetto scuro

della tua cara amica che sta in Francia,

tu sarai le labbra ed io sarò l’arancia,

non esitare, vola sulle tue scarpe più belle

quelle leggere, di tela rosa e bianca,

incontriamoci adesso,  in un albergo di provincia

anche senza il mare.

  

* * *

  

Dentro un letto d’alghe

   

Dentro un letto d’alghe

lontano dal mondo, con te,

perla che sgorga dalla pelle

pupille gelose bevono

la luce dei tuoi occhi;

o, se così non fosse,

con te, dentro un letto d’alghe,

oceano lento, sconfinato,

per dirti che non ti amo

perché non mi ami,

ma dirtelo così vicino,

così all’interno, così profondo,

che l’eco sarebbe stilla d’eterna

bugia, ape impazzita che ronza testarda

e feroce sopra e dentro il miele

della tua e della mia follia.

   

* * *

  

Sibilla

   

La chiamasti amore, lei,

Sibilla, la poesia,

la poesia, carne

soffice, molle nelle mani sopra

gabbie di tendini, ossa cieche

all’abbraccio feroce,

occhi sbarrati, croce, delirio,

le braccia puntate sul letto,

mitra di carne, fuoco a raffica mentre

ride, serena, intangibile.

Ma resta, là dove non sai vedere

né toccare, nell’iride azzurra

del tuo occhio di colosso

montanaro nutrito di caglio denso

e aria eterea di panorami

strappati alle urla del vuoto,

il sorriso dell’attimo breve, infinito

in cui forse l’hai amata, posseduta

senza sfiorarla, compresa nell’ombra

delle stanze, nel vetro della finestra

socchiusa in cui, guardandola,

l’hai scordata, cercandola l’hai smarrita,

perdendoti l’hai veduta, vorace,

identica a te.

  

***

  

Quale amnistia?

  

Quale amnistia? Per quali peccati mortali?

È cosa da poco, in fondo, la morte, banale,

veniale o giù di lì, di sicuro scontata,

garantita come una sentenza, o un elettrodomestico

Philips con controllo illimitato di qualità.

Perché tarda allora l’indulto al vizio comico

del vivere? Qualcuno lo disse “assurdo”,

questo abuso, tale misera esuberanza, ma

fu solo mirabile tautologia.

Almeno allora uno sconto di pena alla pena

dell’essere, una via di fuga, d’ingresso, d’uscita,

il lusso di un carcere aperto alla speranza

della redenzione, il crimine antico di ritrovarsi

colti clamorosamente sul fatto, nel sacco entrambe

le mani, in piena flagranza di reato, nell’atto doloso,

e recidivo, di essere ancora vivi, ancora umani.

                 

   

   ***

   

Il sorpasso

  

Come se si potesse scarnificare

la parola, irriderla, violentarla

e lasciarla lì, occhi gelidi, incolume,

feroce, ancora serena.

Inebriarsene, sfregiarla di carezze

di vetro, senza pagare lo scotto, la ruga

che scava la pelle, lasciandola bella

di bellezza ineffabile.

Passarle addosso il peso del corpo

e lamiere squadrate come si fa

con l’asfalto, confidando nella pazienza

dell’eterno.

Ma l’asfalto si squama, si sgretola.

La strada non è la stessa. Lacera,

deborda la rabbia dei pini, affiorano

grida di radici.

Passi al mattino nell’abitacolo

surriscaldato, e ride l’operaio

del cantiere stradale guardandoti

blaterare tra i denti frasi

che si schiantano sui finestrini.

Ride, lui che sa, conosce la consistenza

del bitume, sonda l’amalgama con i piedi,

una danza imparata da bambino, gambe

salde tra i grumi e l’aria, cosparge

cantando la strada al giusto livello,

la quantità ideale.

Ride, mentre il cervello si tritura

in una pasta farinosa, impalpabile,

e prosegui, lento, a un palmo

dalla striscia della mezzeria. Scruti

il guard-rail con la coda dell’occhio

lasciando solo un esile spiraglio

al sogno, Il sorpasso, il mare verde

di Castiglioncello, l’urlo di un’onda

fulminea di sole, abbacinante,

sulla strada salmastra del tutto, del niente.

  

* * *

   

Inadeguato all’eterno

  

Se le braccia spalancate

della ragazza nuda

avranno la pietà del miele

selvatico, se il suo sorriso

sconosciuto e impuro

ti darà la certezza del corpo

e del sentire, senza cercare

niente di più del battito

delle tempie e del fuoco del sudore,

avrai il dono scabro

di un attimo: l’istante

in cui ti senti vivo,

seppure fragile,

inadeguato all’eterno.

  

il tempo salvato 21.36-3.2.2011.0

 

  

Queste mie poesie qui pubblicate sono tratte dal libro Il tempo salvato pubblicato due anni fa da Blu di Prussia in seguito ad un concorso che prevedeva come premio la pubblicazione del testo selezionato. A volte i concorsi servono a qualcosa. Raramente, ma accade. Le copie del libro sono esaurite e non sono previste ristampe. Quindi non resta per me che attendere l’uscita di un nuovo libro. Come titolo avrei pensato a La creta indocile , ma, chiaramente, per il momento è un progetto. Alcune poesie del libro Il tempo salvato, tra cui “Incontriamoci adesso” ed altre, sopravviveranno in una forma diversa grazie all’amico cantautore Maurizio Leonardi che nel suo prossimo disco inserirà alcune canzoni tratte dalle poesie del libro. Sono lieto dell’incontro delle mie parole con la musica. Buona lettura, e, magari, in futuro, buon ascolto.

Ivano Mugnaini

   

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