Le parole agre di Narda Fattori, recensione a cura di Luigi Paraboschi

Le parole agre di Narda Fattori ed. L’Arcolaio.

   

Ogni volta che mi accosto ad un libro di poesie mi succede come quando incontro una persona sconosciuta e con la quale, per motivi contingenti, mi devo relazionare.

In entrambi i casi lascio che sia il libro (o la persona) a parlare di sé.

Io ascolto (o leggo), spesso rileggo, sottolineo alcune parole che mi colpiscono, uso l’evidenziatore, insomma faccio come i sommozzatori che cercano di riportare a galla ogni reperto utile a capire e a decifrare “il sommerso“.

“Perché ?” Mi si potrebbe domandare, aggiungendo forse  “non ti può bastare l’uso delle parole che fa l’autore, per poter poi dare un giudizio sul lavoro ?“ ed ancora: “perché sforzarsi di capire il sommerso, quando è sufficiente ciò che viene a galla per farci dire  se il carico aveva importanza ? “

Certamente l’apparenza, la presentazione, l’impatto emotivo sul lettore, hanno importanza, ma io sono convinto che in poesia sia più difficile che in prosa barare con il lettore. O un autore possiede un suo spessore “ etico “ , oppure è solamente un  giocoliere con le parole, bravo, magari eccellente, ma  sono del parere che per chi legge sia necessario poter affondare le labbra in una ciotola piena di un gusto al quale il suo palato si senta affine, altrimenti potranno anche raccontarci che ostriche e caviale sono il meglio del godimento, ma per chi s’è formato il palato sopra un brasato giunto alla cottura a fuoco lento e magari innaffiato da un barolo un po’ invecchiato, non c’è ostrica che possa reggere il confronto.

Tutto questo preambolo cultural – gastronomico per arrivare a parlare dell’ultimo libro di poesia di Narda Fattori  intitolato “ Le parole agre “.

Agro : Lo Zanichelli ne fornisce queste definizioni :

–        di sapore pungente, acido

–        sin. : acre, aspro

–        fig. : severo, aspro, malagevole, difficile da sopportare.

   

Forse tutte e tre le definizioni possono calzare accanto al sostantivo “parole“, ma, dopo un paio di letture del testo, vorrei dire che “parole difficili da sopportare“ potrebbe andare meglio, e, forse, interpretare meglio le intenzioni dell’autrice.

Anche Narda, come Bianciardi, autore del romanzo cult degli anni 60/0 “ (sfortunatamente  messo  un poco da parte dalla contemporaneità letteraria) “La vita agra“ è scrittrice a disagio nella società in cui vive, e lo dice a pag. 28,

“ confesso che non so nuotare “

e non solo in questi versi questo disagio è detto, ma nella stessa poesia ella aggiunge

“ ho brancicato /…….

lasciandoci chiaramente intendere ciò che noi sappiamo attorno a questo verbo, cioè l’atto di ricercare un interruttore o una candela con la mano, quando ci troviamo al buio, ma a questo verbo fa seguito una  tristissima terna di versi

………/ e non ho visto il faro

 non ho voluto vederlo

 non ho voluto vedere

   

come tanti distratta

ora sul fondo e senza branchie “

   

La persona che mi parla “è sul fondo“ e non può respirare, ecco la mia impressione al contatto di questo vissuto e non posso restare indifferente di fronte a quel messaggio in bottiglia che rappresenta sempre una poesia.

Ma c’è molto pudore nel concedersi a chi legge in Narda. Lei non  esibisce il suo dolore, la sua incapacità di adattarsi alle consuetudini, e tutto il libro è intarsiato con versi che testimoniano l’amore per il mondo e per gli uomini, il bisogno umano di condivisione spesso oltraggiato dalla società, come scrive a pag 42, indirizzandosi alla nipote Iisotta;

“ se non hai passioni e sogni grandi

resti all’anagrafe solo un rigo nero “

   

E’ una persona ricca di un dolore molto spesso inconfessato, oppure detto con tanta riservatezza da non apparire quasi, e credo che la poesia che meglio di ogni altra testimoni questo dolore sempre presente e spesso soffocato sia a pag. 38 e vorrei riportarla per intero :

Fra gli spifferi del vento

novembre mi scava una voragine

nel palmo vuoto della mano

che ieri ti tenne per amore

e oggi giace senza fiato

lungo un fianco.

       

O quanto fosti sangue

per la mia carne e sui miei passi

ombra e cielo e sole e erba

   

tu che hai riempito il tempo

di esultanza che ora latita

e neppure piange.

   

Tu bellezza sola fragranza             

   

E ciclicamente torna novembre

nel palmo delle mani solo freddo.

   

M’accuccio fra la nebbia dei dossi

ma il resto duole

e la scienza non sa non comprende.

   

Cartesio si dichiara assente.         

   

La sobrietà espressiva è massima, nessuna concessione al bisogno di dire, alla ricerca di finto sentimento. Tutto è amaramente disegnato in quel verso finale che vuole rappresentare l’assoluta mancanza di razionalità nel dolore.

Non mi è possibile passare attraverso i versi di Narda facendo finta di non aver letto tra le righe quel bisogno disperato di credere in un disegno soprannaturale sulla nostra vita, ma nascosto all’autrice, e cito :

a pagina 35

e l’anima si flette e si spezza

canna di fiume neppure buona

a fare con le foglie barchette

che alla deriva vanno

se la sorte fornisse un approdo     

una pozza d’acqua ferma

uno specchio uno spicchio di cielo

   

a pag. 40

la maestra via

che porta verso un altrove

che non ho mai trovato

  

a pag. 43

Me ne andrò dunque sola all’oscuro        

ma non avrò paura non mi stupirò

se nessun luogo è in attesa

  

ma particolarmente nel finale della poesia a pag. 50, questo senso di delusione per l’attesa mancata è evidente

Ho fatto incursioni

nel mistero parafrasi dell’infinito

 

dicono – il disegno è immenso –

ho colto schizzi di piccoli errori

tornanti con i freni rotti.

 

Non mi inganna neppure il gallo

che al levar del sole tace

per non tornare a cantare

il tradimento.

 

Un’ anima che cerca e che non sa e non può abbandonarsi, anche se forse lo vorrebbe, a quella fede che per tanti è àncora, e l’amarezza per questa condizione è racchiusa bene nel finale della poesia a pag. 55

Perché se sopravvivere è una fortuna

allora il prima e il dopo la vita

appartengono al segreto

di una divinità terribile e troppo umana

  

Ecco, a me l’ascolto delle parole di Narda ha suscitato i pensieri che ho esposto, e sono conscio che il mio è forse un giudizio poco letterario, ma, come scrivevo in apertura, ho cercato, leggendo, di conoscere meglio quella persona che mi si è seduta accanto durante il viaggio che ci accomuna tutti.

  

 le parole agre

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