Poesie di Lucia Marilena Ingranata

  

  

  

Io e Lucia

   

Lucia raduna i morti in un cassetto
lascia che parlino tra loro
l’argomento è ostico,
  
lei prepara un nido, dice che i passeri
avranno freddo, non crede alla clemenza
del buon Dio.
   
Tra me e il suo cuore c’è una coda di gente
in attesa però ci alziamo presto
come se avesse nevicato.

   

***

   

Rosso sangue

   

Sono capace di dolore retroattivo,
dentro il tempo insonne  passo le ore
tagliandomi i vestiti – e le vene –
  
senza cauterizzare, sorpresa
dal rosso sangue
(fosse nero avrebbe più eleganza
e dignità d’intenti )
   
è la passione che mi frega
ne parlavo ieri, dormendo sul divano,
crescevano le unghie e tu
sei arrivato tardi amore mio.

   

***

   

Come stanno le cose

    

Ho un urlo nella gola, la vita a soqquadro.

Potrei dire che ho peccato ma non ricordo quando

e non ricordo dove,  forse non ho capito

   
sono stata fuori di me cercando forte

non mi sono trovata –  nemmeno lì –

   

Dovrò credere al vicino, anche la sua mucca

capisce il piemontese e ha smesso di figliare,

lui è morto – sa le cose come stanno –

   

Tu entra di spalle, e chiudi

conosco bene solo la tua schiena

    

***

    

Vivrei la pioggia

    

Che bella donna vestita di vecchiezza

intenta nel suo fare/disfare

– il tempo non passa sopra i morti –

Madre, se non avessi i capelli

   

vivrei la pioggia a braccia aperte

riducendomi il petto a brandelli per liberare

le parole chiuse, colmare il vuoto degli inventari

in questa casa dai fianchi larghi.

   

Un falco ha mangiato sul terrazzo,

si ferma un po’ di neve, copre i resti

credo si possa ammettere l’inverno.
   

***

   

Senza una data.

   

Conserviamo nelle curve degli armadi
decine di abiti irrisolti
aspettando ostinati che ci ritorni il tempo
   
eppure sappiamo la saggezza dei proverbi
e la semina incrociata con le lune
abbiamo imparato a far l’amore sottovoce
   
e per la strada rubiamo solo qualche bacio.
Scriviamo del dolore nelle pieghe
di poche poesie venute male, senza una data.
   
Facciamoci la pace adesso
un segno sul costato – bianco –
che non siamo felici possiamo dirlo dopo.

    

***

   

Le linee della terra

    

Avevamo bisogno di questa tessitura d’orto

un vago ripristino di scadenze

da rispettare. Seguire le linee della terra

   

trama, ordito o piccoli tragitti ingannatori

poi buche equidistanti dove adagiare un seme

a germogliare. Ci vorrà un’estate tutta intera

   

e noi custodiremo il nido sull’abete

intanto l’erba cresca dove vuole

    

***
   

Avremo un buon settembre.

    

Avremo un buon settembre

senza argini da sorvegliare

     
questi dolori

   

che inchiodano le croci delle ossa

saranno vaghi, ne parleremo appena

   

camminando insieme sulla terra dura.

Seguiremo sentieri di crepe ed erba gialla

    

e ad ogni ospite diremo di giugno,

di giugno che pioveva sempre.
   

***

    

Non spingere

    

Ho un’amica che scopa dei mariti
poi li manda a casa. Non dico niente
forse l’ho fatto anch’io
   
o l’ha fatto mio marito, tornare
col sapone sulla bocca, dire
che i quadri sono storti che sono storta
io.
   
Ci vuole del tempo, c’è un peso
sulla schiena e uno sulla porta
non spingere che non mi muovo.

    

***

     

Sono tornati i ragni, è stato uno sbadiglio
fuori stagione. Il cane apre un occhio,
Giovanni li apre tutti e due mentre Rita
raggiunge l’eterno riposo
    
oggi ci siamo detti questo, l’abbiamo chiamata
alternanza. Si nasce, si muore o semplicemente
si sta. Ogni probabilità di fuga si frantuma
sotto la scarpa di un padrone.
   
***
   

L’angolo

    

Abito gli inverni con talento
la casa ingombra di asterischi
e angoli miracolosi per le dimenticanze

       
sotto il letto fantasmi buoni muovono l’aria
con circospezione. Riconoscerli è un segno,
un testamento che dispiego sui tavoli
senza possibilità di lettura.

   

Ho segreti confusi mischiati alle collane
– senza testimoni – Dalle pareti
mia madre annuisce.
    

***

    

Bruciatemi se  muoio

   

Sono arrivata tardi e ancora arranco
i miei fratelli sono già lontani
l’errore è stato di ripartizione.
Ho sempre avuto dubbi su mia madre

   

diceva troppo spesso che ero bella
ma aveva lenti doppie e poi mi amava.
Da quando se n’è andata non mi guardo
non serve, tanto so che faccia fare.

   

I denti del giudizio li ho lasciati
dentro una scatolina di cartone
con un foglio che spiega chi non sono

   

bruciatemi se muoio, col vestito
quello nero che mi fa tanto snella
ultimo vezzo di femmina ostinata.

   

***

    

Nella foto

    

Io e mia sorella abbiamo i piedi uguali
e il cuore, bucato nello stesso punto
    
ci confondono spesso non si vede
che lei è buona, so mentire
     
come in quella foto dove rido
e accanto sono tutti morti.

    

***

    

Fosca

   

Ho chiesto a Fosca dei suoi capelli rossi
del nome improprio che le hanno dato
    
ha un figlio sotto al cuore,  le spezza
i fianchi, vorrebbe fosse mio,
   
dice che vivo come se fossi un uomo,
come se dal cielo mi avessero già assolta.

   

Fosca non sa di ogni penitenza

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Pubblicato su Autori, Ingranata Lucia Marilena, Poesia italiana

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