Contrappasso, racconto di Valeria Serofilli

   

   

Contrappasso

racconto di Valeria Serofilli

   

“I sensi non ingannano,
inganna il giudizio”

Goethe, Massime e riflessioni.

    

       Essere un naso è una forte responsabilità. La responsabilità di assaporare tutte le essenze del mondo. E con esse gli smog, i catrami, misti ai soliti affanni della vita. Il danno inoltre non si limita a sé: un naso obbliga anche chi gli è vicino a modificare di conseguenza le proprie abitudini. L’igiene personale per prima cosa, la scelta del deodorante, del dopobarba, del dopo ogni cosa. E anche del prima.

     Lei era sempre stata così, perché il suo era un dono ereditario: ricorda che da piccola la madre le ripeteva spesso << … con il mio naso …>>. Una sua amica, che al contrario non era in grado di sentire gli odori, suppliva a questa mancanza passando da un ragazzo all’altro. La “struscia muri” la chiamavano. E in fondo tutti i torti non li aveva.

    Cosa c’è di peggiore del non poter sentire lo sbocciare della primavera,  non poter individuare la presenza di un forno per il cornetto caldo all’uscita dalla discoteca di Riccione, l’aroma muschiato del dopobarba di lui o, ancora,  il profumo di cartella, quaderni e gommapane il primo giorno di scuola di tuo figlio?

    Questo dono ora cominciava però ad essere invadente e troppo impegnativo, come il dilagante e persistente odore che alle sue narici sprigionava ogni cosa. Un profumo ad ogni respiro. Un profumo invadente e anche offensivo, a volte. O almeno così era vissuto da lui quando nel bel mezzo di un amplesso, baciandogli i capelli, lei gli chiedeva:

    << Caro, oggi al lavoro hai mangiato le lasagne? >> e scendendo al collo << e anche il salmone? >>.

    I sensi non ingannano. E quella volta purtroppo il profumo di un’altra donna era fin troppo evidente sui polsini della camicia di lui, all’altezza dei gemelli d’oro indossati in occasione della cena di lavoro. Un profumo acre, deciso, invasivo, certo ben diverso dal suo, dolce e discreto, spia più intensa di una traccia di rossetto o di un segno sul collo: il profumo di un’altra.

    Forse lei aveva esagerato con le sue insistenze:

    <<Cambia la marca di dopobarba, torna a lavarti sotto le ascelle…>>

    Si. Senz’altro. Oltretutto lei non era solo un naso ma anche un “palato”. Come i gatti non mescolava il salato con il dolce. Mai inoltre avrebbe amalgamato i vari gusti del gelato in un unico bicchiere, cosa che invece amava fare lui… o meglio avrebbe amato perché lei con i suoi continui sguardi di disapprovazione glielo impediva.

    E questa era la punizione. L’unico contrappasso possibile: riconoscere ora il profumo amaro e pungente del tradimento.

    Perché i cinque sensi, pur se imperfetti, come dice Voltaire, sono l’unica vera misura dei beni e anche dei mali.

    Proprio a lei toccava, ora, riconoscere il profumo amaro e pungente del tradimento.

 

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Pubblicato su Autori, Narrativa, Serofilli Valeria

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