Note critiche su “Dai tempi” di Valeria Serofilli e lettere aperte all’Autrice, di Floriano Romboli

   

   

“Dai tempi”, raccolta inedita di Valeria Serofilli ne “I Quaderni dell’Ussero” (Collezione di Puntoacapo Editrice, giugno 2013, Collana diretta da Valeria Serofilli). Note critiche di Floriano Romboli.

Più volte mi è capitato di sottolineare la coerenza della ricerca letteraria di Valeria Serofilli anche quale conseguenza della costanza di alcuni temi, ad esempio la riflessione sul tempo e l’attenzione sistematica ai problemi del senso e del valore dell’esistenza, còlta sovente nei suoi aspetti energetici, nella pienezza vitalistica a buon diritto assimilabile, quando non identificabile con la poesia : lasciò detto che /quotidiana messe/pane vita fosse/per me/questa Poesia (Il Fornaio,vv.14-16).Ho citato i versi conclusivi di una lirica che segue il componimento incipitario, il cui titolo – dalla non casuale valenza eponima ( Dai tempi ) – focalizza l’essenziale dimensione diacronica del discorso poetico, scandagliata magari allo scopo di porre in risalto ciò che persiste nel mutamento storico e di rivendicare l’universalità morale di quei rapporti sentimentali, di quei legami d’amore che rendono riconoscibile l’uomo:

Già ti conosco
/meglio, ti ho riconosciuto
Sei lo stesso
dei tempi della clava (…)
Lo stesso sei, che stringo a me
dai tempi
ad adesso

( Dai tempi, vv. 1-2 e 21-22 )

Nella nuova silloge mi pare che le considerazioni intorno allo svolgersi del tempo introducano a una condizione di vitalità raccolta e sublimata che sottende idealmente questi testi, caratterizzandone specificamente la strategia elaborativa.

Certo è che in una poesia come L’Anadyomene si legge una celebrazione vibrante del prorompere della vita in tutta la sua captante e tonificante bellezza (“ Divina o umana/ sinuosa nasci/ e indelebile esisti!”, vv.10-12); ma il tratto dominante e la correlativa cifra stilistico-formale delle altre liriche risentono decisamente di una tendenza allo smorzamento, alla concentrazione intimistica, all’evocazione di situazioni personali incardinate in “tuoi/miei sogni/ estranei alla gente”( Aprilia Lunarossa, vv. 5-6 ) e nella ricerca di quiete interiore, di àmbiti privati lontani dalla folla “intossicata di vita”, di sensazioni esclusive e luminose spesso ricostruite e valorizzate tramite il recupero memoriale ( penso alla delicata, commovente, artisticamente felice Lettera a mio padre o alla prosa dedicata alla madre Qui c’è il sole! ).

D’altronde pure nel già menzionato Dai tempi la figura dell’uomo, del compagno si associa alla funzione affettivamente preziosa della tutela rassicurante, della difesa, dell’intesa protettiva:

Sei lo stesso/ (…)
che mi stringe/ al riparo dagli orsi (…)
Sei lo stesso con cui danzo
il minuetto e mi difende
da chi tenta lo sgambetto
Lo stesso che adesso
mi accompagna in ascensore…

( vv. 2, 4, 14-18, corsivi miei )

La sublimazione della vitalità non avviene comunque a scapito della qualità dell’esperienza individuale. Le corrispondenze intime costituiscono momenti di impareggiabile intensità etico-sentimentale; e alla fine si potrà affermare con la poetessa:

Si rammarichino gli altri / di ciò che perdono ( Halley, vv. 12-13 )

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